5 cose da non dire a chi ha problemi di fertilità

5 cose da non dire a chi ha problemi di fertilità

Esistono persone fortunate, persone che decidono di avere un bambino e nel giro di qualche mese – tac! – vedono il loro bel test positivo (BFP, big fat positive, come dicono gli anglosassoni).

Chi si trova in una tale situazione spesso non si rende conto della sua stessa fortuna. Quello dell’infertilità è un problema più diffuso di quanto si creda, ma sconosciuto a chi non ci è passato o non ci sta passando. Per questo spesso capita che queste coppie fortunate – queste mamme fortunate – dicano cose, facciano commenti, esprimano opinioni che una mamma che sta lottando per avere il suo bambino non vuole sentire.

Quindi, se sei una mamma o un papà fortunato, ecco 10 cose da non dire a chi ha problemi a concepire.

1. Anche io ci ho messo un po’. Abbiamo dovuto provarci per ben tre mesi.

Se la persona con cui stai parlando ha problemi di infertilità, ti garantisco che sta provando da ben più di tre mesi. In genere si attendono da sei mesi (se hai più di 35 anni) ai dodici mesi (se hai meno di 35 anni) di tentativi prima di iniziare a fare indagini e controlli. Quindi per una persona che cerca una gravidanza da dodici/diciotto/ventiquattro mesi o, peggio, da anni, sentirsi dire quanto siano stati duri quei tuoi due mesi prima di vedere il test positivo non è di aiuto. Per niente.

2. Goditi la vita adesso, perché poi vedrai quando sarai mamma…

Nessuno mette in dubbio che essere genitori sia un’esperienza totalizzante, qualcosa che ti sconvolge la vita e occupa ogni tuo momento. Tuttavia, chi sta cercando disperatamente di avere un bambino non desidera altro che farsi sconvolgere la vita proprio in quel modo. Probabilmente ritiene di “essersela goduta” abbastanza e non vede l’ora di avere a che fare con le complicazioni che a te sembrano pesare così tanto. Credimi, farei a cambio con te in un secondo se solo potessi.

3. Non ci pensare, che poi quando meno te l’aspetti arriva.

Questo può essere vero, in alcuni casi, per le coppie che non hanno problemi medici accertati e che cercano da pochi mesi. Loro possono provare “a non pensarci”, a distrarsi e a sperare che la natura faccia il suo corso. Per tutti gli altri, che magari devono lottare con stick di ovulazione, fare i conti per i monitoraggi ecografici e i farmaci, studiare quando avere rapporti mirati, non pensarci è impossibile. Anzi, sentirsi dire di “non pensarci” scatena una reazione viscerale di odio profondo e irrazionale. Se non volete rischiare di venire travolti da una furia senza precedenti, cancellate l’espressione “non pensarci” dal vostro vocabolario.

4. Sapessi, anche noi per il terzo figlio ci stiamo impiegando un sacco.

A nessuno dovrebbe essere negata la possibilità di avere un figlio se lo desidera, a prescindere da quanti figli abbia già. Ma, per favore, smettiamo di fingere che il dolore che prova chi non riesce ad avere il secondo o il terzo figlio sia lo stesso di chi non riesce ad averne neanche uno. Questo probabilmente offenderà la sensibilità di qualcuno e mi dispiace, ma è la verità. Quando noi, che non abbiamo figli, ci sentiamo dire che a te uno non basta, ci viene vogla di prenderti per le spalle e scuoterti fino a farti capire quanto sei fortunata.

5. Mia cugina/sorella/collega/cognata/amica/parente di quarto grado ha il tuo stesso problema. Ti capisco.

No. Non è vero. Non puoi capirmi. Se non ci sei passata, se hai avuto la fortuna estrema di non passarci, non puoi comprendere la frustrazione, la sensazione di impotenza, l’impressione di essere difettosi e sbagliati, il dolore ogni mese al presentarsi delle malefiche, l’impazienza di arrivare di nuovo ai giorni fertili, lo strazio nell’attesa di poter fare un test attendibile, l’agonia nel vedere amiche, parenti, colleghe e conoscenti comunicare le loro gravidanze. Ti ringrazio per il tentativo, ma non fingere di capire quello che provo.

Ci sono molte altre cose che chi sta vivendo questa esperienza non vorrebbe mai sentirsi dire, ma queste sono le più frequenti che mi è capitato di sentire in giro.

Spesso chi parla lo fa in buona fede, senza sapere quanto dolore le sue parole possano causare, ma proprio perché si tratta di un argomento delicato e personalissimo e spesso non abbiamo idea di che cosa una coppia stia passando, certi commenti dovremmo evitarli a prescindere.

E voi? Cosa vi siete sentiti dire che fi ha fatto infuriare? Raccontatemelo nei commenti!

 

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I calcoli che fai quando cerchi un bambino

I calcoli che fai quando cerchi un bambino

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Image by Gerd Altmann from Pixabay

Non ci avevo mai pensato prima di iniziare a cercare di avere un figlio, poi me ne sono resa conto.

Gli anticoncezionali sono fantastici, consentono una libertà che un tempo non era permessa, ma hanno un lato negativo. Se smetti di usarli perché stai cercando di avere un figlio, ne sei consapevole. Sembra una banalità, ma questo ti cambia la prospettiva su un sacco di cose.

A un certo punto tu e tuo marito decidete che è il momento buono per iniziare la ricerca e smettete di usare precauzioni, siano esse i preservativi, la pillola o altri dispositivi di contraccezione.

Da quel momento sai che ogni mese potrebbe essere quello buono, da un momento all’altro potresti essere incinta. E questo ti cambia.

Inizi a fare calcoli.

Tanti calcoli.

Calcoli che, con l’accumularsi dei tentativi a vuoto, diventano sempre più astrusi e complessi.

Inizi facendo i conti sulla durata del tuo ciclo. Quando arriverà il prossimo? Ho già del ritardo? Potrei già essere incinta?

Poi, se non sei tra le fortunate che riescono senza rifletterci troppo, ti rendi conto che non è così facile e cominci a fare i conti per capire quali potrebbero essere i giorni fertili.

Allora inizi a contare dal primo giorno del ciclo, per cercare di capire, per programmare un po’ la tua vita di coppia in modo da “beccare” i giorni giusti.

Se neanche questo funziona, i calcoli si complicano. Magari inizi a usare gli stick di ovulazione, per cui devi calcolare:

  • quando cominciare a farli
  • dopo quanto dal picco dell’ormone LH potrebbe effettivamente avvenire l’ovulazione
  • quanto prima dello “sgancio” devi cominciare a fare quelli che in gergo chiamiamo i “compitini”

Da quel momento in avanti inizi a contare dal giorno dell’ovulazione (accertata o presunta) per cercare di capire quando potrebbe avvenire un eventuale impianto e se è troppo presto per fare un test di gravidanza.

E conti, conti, conti.

La tua vita non si suddivide più in mesi, ma in cicli. Le tue settimane non sono più scandite dall’alternanza tra giorni feriali e fine settimana, ma si dividono in pm (i giorni dall’inizio della mestruazione) e po (i giorni post ovulazione).

Se per capire meglio il tuo corpo hai deciso di prendere la temperatura basale, nella tua vita subentrano altri numeri, utilissimi in certi casi ma che rischiano di farti impazzire quando entra in gioco qualche variabile imprevista.

Conti le ore di sonno che hai trascorso prima di prendere la temperatura; conti lo scarto (non più di un’ora e mezza) tra le misurazioni nei diversi giorni; conti i decimali sul termometro per capire se quel rialzo è dovuto all’avvenuta ovulazione o è un “falso”; conti i giorni insieme alle temperature per capire se quella discesa precipitosa è un’avvisaglia delle malefiche in arrivo oppure il famoso e famigerato calo da impianto.

E quando le malefiche arrivano ed è tutto finito, ti prendi un giorno o due di pausa, tre al massimo, poi ricominci a contare tutto da capo.

Dopo un po’, tutto questo contare diventa così tanto parte di te che non riesci a non farlo, nemmeno volendo.

Abbiamo avuto tutte il mese di scazzo cosmico in cui abbiamo detto “al diavolo, questo mese non ci voglio pensare per niente e come va va.”

Non è vero? E poi com’è andata? Sei riuscita davvero a non pensarci, oppure hai trovato il modo di far sì che quella seratina con tuo marito cadesse proprio nei giorni giusti? E dopo hai fatto finta di niente mentre contavi i giorni sul calendario per sapere quando avresti potuto azzardare un test di gravidanza?

Ammettilo, lo hai fatto anche tu.

Lo abbiamo fatto tutte, prima o dopo.

Ed è per questo che quando qualcuno che non sta passando quello che passi tu ti dice “ma sì, stai tranquilla. Non ci pensare che vedrai che quando non ci pensi arriva,” la tua reazione è questa…

Non dargli retta. Non è possibile non pensarci.

Però ti dico una cosa, per esperienza personale. Tutti questi calcoli possono diventare davvero estenuanti. Allora fatti un favore, scegli un modo per farli (un’app, un quadernino che tieni sul comodino, un calendario appeso in bagno) e falli una sola volta al giorno.

Intanto, una volta fatti, non rischi di dimenticarteli per il resto della giornata.

Non pensarci non è possibile, ma non ossessionarsi sì.

Allora pensaci, ma non impazzire.

 

 

I fantasintomi

I fantasintomi

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Photo Credit: healthfeed Flickr via Compfight cc

Sapete di che cosa sto parlando, vero? Tutti quei sintomi, per lo più immaginari, che sentiamo (o crediamo di sentire) nella seconda metà del mese, quella in cui aspettiamo per scoprire se siamo riuscite a rimanere incinte o se ci aspetta l’ennesima delusione con l’arrivo delle malefiche.

Quelli sono i fantasintomi.

Nella mia esperienza personale, la percezione dei fantasintomi si basa su una convinzione erronea che avevo all’inizio.

Quando io e mio marito abbiamo deciso di cercare di avere un bambino e ho smesso di prendere la pillola, oltre a credere che sarebbe successo al più tardi nel giro di qualche mese (povera ingenua), credevo che nel momento in cui sarei rimasta incinta l’avrei capito. In qualche modo, credevo che me lo sarei sentito, avrei percepito qualcosa di diverso in me che mi avrebbe fatto dire “sono incinta” ancor prima di vedere il test di gravidanza positivo.

E così è cominciata l’attenzione ossessiva a eventuali sintomi premonitori.

Ma come accade quando decidiamo di cambiare l’auto o sostituire la cucina e cominciamo a vedere pubblicità di automobili e immagini di cucine dappertutto, così accade anche per i sintomi precoci di gravidanza. Nel momento in cui decidi di avere un figlio e inizi ad ascoltare il tuo corpo, cominci a sentire di tutto.

Così ti documenti, leggi un articolo dopo l’altro che elenca i segnali precoci di una gravidanza, che si possono avvertire magari anche prima del ritardo. A niente valgono le raccomandazioni, presenti in ciascuno di quegli articoli, che invitano alla cautela perché i sintomi iniziali si possono tranquillamente confondere con quelli delle malefiche in arrivo.

Se l’articolo dice “tensione al seno” improvvisamente ti senti scoppiare le tette, se dice “crampetti al basso ventre” stai sicura che comincerai ad avvertirli quasi subito; quando leggi “stimolo frequente ad urinare”, ti ritrovi in bagno ogni cinque minuti.

La tua mente è così brava a ingannarti che ti convinci di essere incinta, perché non può essere altrimenti con tutti quei sintomi. Te ne convinci al punto che inizi a confrontarti con altre mamme, chiedendo la loro esperienza, leggendo i racconti nei gruppi facebook e nei forum.

Ed è così che scopri che il range dei sintomi precoci va da “non ho sentito niente di niente fino all’ottava settimana” a “il giorno dopo il rapporto mirato avevo nausea, giramenti di testa, seno gonfio, andavo in bagno ogni cinque minuti e la Madonna mi ha avvertito in sogno che avrei avuto un maschietto”.

Sono sicura che in certi casi si riesca a percepire un cambiamento nel proprio corpo ancora prima dell’effettivo ritardo delle malefiche. La maggior parte delle volte però credo sia una coincidenza il fatto di aver provato determinate sensazioni e poi aver scoperto di essere incinta.

I racconti sono troppi, troppo diversi tra loro e decisamente troppo in contrasto l’uno con l’altro. Quindi devo ricorrere alla banalità più estrema: ogni donna è a se e reagisce in maniera diversa.

Nella mia esperienza personale, quello che so è che i fantasintomi non hanno fatto altro che amplificare le delusioni, un mese dopo l’altro, una più cocente dell’altra, fino al punto in cui ho deciso di non preoccuparmene più.

Questo non significa che non li senta più, o che a ogni minimo crampetto non pensi “e se fosse la volta buona?”, ma ho dovuto imparare a razionalizzare e, per il bene della tua salute mentale, ti consiglio di fare altrettanto.

Ma ora raccontami, perché sono curiosa. Tu quali fantasintomi hai provato?

 

 

Le cose sul ciclo che non sapevi di dover sapere

Le cose sul ciclo che non sapevi di dover sapere

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Photo Credit: liliannorman Flickr via Compfight cc

Da quando io e mio marito ci siamo ficcati in testa di mettere al mondo un bambino ho imparato un mare di cose sul mio ciclo che non pensavo di dover sapere, che non sapevo nemmeno esistessero nel reame dei fatti. Tra l’altro, sono tutte cose che mi sarebbe stato utile sapere subito, all’inizio, tutte insieme. Invece le ho scoperte un pezzo alla volta, a spizzichi e bocconi, mettendo insieme informazioni sparse.

Ero convinta di essere decentemente preparata all’impresa. Sapevo che mediamente il ciclo di una donna dura ventotto giorni, ma che può non essere regolare e avere durate leggermente più lunghe o più corte. Sapevo che il momento buono per concepire è nei giorni intorno all’ovulazione, che avviene circa a metà del ciclo. Quindi pensavo che bastasse avere rapporti non protetti spesso, possibilmente a metà tra una mestruazione e l’altra, per restare incinta in breve tempo.

Sorpresa, sorpresa. Non funziona così.

Le fasi del ciclo

Magari lo sai già, allora sei decisamente più avanti di me di quando ho iniziato la ricerca. In caso contrario, ti spiego in due parole come funziona veramente il ciclo.

DISCLAIMER: non sono un medico, non sono un’esperta di nessun tipo. Racconto con parole spiccie quello che ho imparato sbattendoci contro la faccia.

Il ciclo si compone di due fasi. La prima è la fase follicolare, che va dalla mestruazione all’ovulazione. In questa fase i follicoli presenti sulle ovaie maturano e si ingrossano, fino a che scoppiano per rilasciare l’ovulo (o in qualche caso gli ovuli). La seconda fase è la fase luteale, che va dall’ovulazione alla mestruazione successiva.

Fin qui tutto chiaro.

Quello che non sapevo è che:

  • la durata della fase follicolare può variare molto da donna a donna, ma può variare anche per la stessa persona, ed è questa durata variabile che causa i cicli “sballati” e irregolari.
  • la fase luteale invece ha una durata all’incirca fissa. La media delle donne ha una fase luteale di quattordici giorni, ma la durata può variare da un minimo di dodici a un massimo di sedici. Questo implica che contando all’indietro dal giorno della comparsa delle mestruazioni e conoscendo la durata della propria fase luteale si può capire esattamente quando è stato il giorno dell’ovulazione.
  • conoscere la durata della fase luteale è fondamentale. Se è troppo corta, meno di dodici giorni, può essere un problema perché potrebbe significare che l’eventuale embrione non ha abbastanza tempo per impiantarsi nell’utero prima che l’endometrio cominci a sfaldarsi.
  • l’unico modo certo per determinare il giorno dell’ovulazione e, di conseguenza, la durata della fase luteale, è misurare la temperatura basale.

La che?

Ora ti spiego.

La temperatura basale

Quando ho smesso di prendere la pillola per cercare di avere un bambino, pensavo che mi sarebbe bastato aspettare per qualche mese che il mio corpo si riprendesse dallo sballamento ormonale per riavere il ciclo come l’avevo prima. A quel punto avrei potuto capire facilmente quali fossero i miei giorni fertili.

Dopo i primi mesi di tentativi infruttuosi, sono caduta nel baratro dei test di ovulazione. Ce ne sono dei tipi più vari, con un indicatore ormonale, con due indicatori, con la faccina, con le lineette, associati allla specifica applicazione, da interpetare visivamente, con il computerino e chi più ne ha più ne metta.

Quello che nessun foglietto illustrativo ti dice chiaramente è che gli stick di ovulazione non sono un modo certo per capire quando e se avviene l’ovulazione.

Davvero?

Davvero.

Ci sono un’infinità di fattori che possono influenzare il risultato di questi test, mostrando risultati sbagliati o ambigui: dall’orario a cui si eseguono (per esempio molti andrebbero eseguiti circa all’ora di pranzo… sì, facile mentre sei al lavoro), a eventuali farmaci che vengono assunti; da patologie quali la sindrome dell’ovaio policistico, alla tua capacità di discriminare l’intensità di una riga rosa dall’altra riga rosa.

E quindi?

E quindi solo dopo mesi passati a fissare linee sugli stick come se fossero la risposta a tutti i miei problemi, ho scoperto che ci sono due sistemi soltanto per accertare l’avvenuta ovulazione: i monitoraggi ecografici dal ginecologo e la misurazione della temperatura basale.

Merda. Vuoi dire che adesso mi devo ficcare un termometro su per dove dico io tutti i giorni?

Vuol dire proprio questo.

Io ho dovuto vincere la mia personalissima resistenza a questa pratica. Poi ci ho fatto l’abitudine e mi si è aperto un mondo. Ho finalmente capito di ovulare molto più tardi di quanto pensassi, moooooolto più tardi. Quindi tutti i miei “tentativi mirati” fino a quel momento erano stati perfettamente mirati buchi nell’acqua.

Quanto ci ho messo a scoprirlo? Più di un anno.

Esatto! Questo è il tempo che ho passato a incaponirmi sugli stick. Se avessi accettato di ficcarmi il benedetto termometro non dico dove un po’ prima, mi sarei risparmiata mesi di agonia.

Quindi fatevi un favore, misurate la temperatura basale e imparate a capire davvero come funziona il vostro ciclo. Potreste avere delle sorprese.

La sopravvivenza

Voi lo sapete che gli spermatozoi possono sopravvivere sguazzando nel muco cervicale per giorni, mentre un ovulo è fecondabile solo per una manciata di ore?

Tutta questa fatica per “deporre un uovo” e poi se gli spermatozoi non sono in posizione ancora da prima la cosa non può funzionare.

Io non lo sapevo.

E invece è così. Gli spermatozoi possono sopravvivere nell’utero fino a tre giorni, mentre l’ovulo, una volta rilasciato dal follicolo, sopravvive per dodici, massimo ventiquattro ore, e con il passare del tempo è sempre meno probabile che possa essere fecondato.

Questo significa che i rapporti mirati è meglio averli prima dell’ovulazione, così da schierare le truppe.

Le probabilità

In condizioni di perfetta salute, per una coppia che si aggira intorno alla trentina, avendo rapporti non protetti nei giorni fertili, la probabilità di una gravidanza è circa del 22%.

Ventidue percento?

In condizioni di perfetta salute e fertilità?

E quando a scuola ci facevano educazione sessuale facendoci credere che bastasse pensare al sesso per restare incinte?

Ok, ok. Intorno ai vent’anni le probabilità si alzano anche fino al 30%, ma parliamo ancora di poco più di una possibilità su quattro.

Per quale motivo ho passato anni in paranoia quando dimenticavo di prendere una pillola dalla scatola e la recuperavo dopo qualche ora se le percentuali di successo sono così basse?

Questo avrei voluto saperlo subito, quando (giovane e ingenua) pensavo che avrei smesso la pillola e sarei stata incinta nel giro di un mese, massimo due.

Povera sciocca.

E invece è così. Questa è la realtà. Meno del 25% di probabilità in condizioni perfette. E la probabilità scende con l’avanzare dell’età.

Non lo dico per scoraggiarvi, ma per rendervi consapevoli (come io non ero) del fatto che, anche se state bene e non avete alcun problema, potrebbero comunque volerci un bel po’ di tentativi prima di rientrare nella statistica.

Direi che per una volta sono abbastanza informazioni! E voi? Quante cose avete scoperto sul vostro ciclo e il vostro corpo che non sapevate di dover sapere?

Cinque motivi per cui vogliamo diventare genitori

Cinque motivi per cui vogliamo diventare genitori

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Image by Amber McAuley from Pixabay

Ma voi ve lo siete mai chiesto? Com’è che a un certo punto avete deciso di diventare genitori? E soprattutto, nel momento in cui avete capito di desiderarlo, vi siete domandati che cosa vi abbia spinto a prendere quella decisione?

Io me lo sono chiesta, tante volte e con esiti differenti. Perché sento questo desiderio di diventare mamma, di passare i prossimi vent’anni della mia vita (e oltre) a occuparmi di qualcuno che, probabilmente, a un certo punto mi odierà pure perché non lo capisco?

Non ho molta pazienza con le persone e non sono una di quelle donne con l’istinto naturale a trattare con i bambini. Anzi, in genere mi trovo sempre un po’ in difficoltà, perché a me viene da trattarli come adulti in miniatura, ma non è così che funziona.

Allora da dove viene questo desiderio (malsano?) di mettere al mondo una creatura?

Ho provato a mettere insieme un po’ di ragioni. Vediamo se vi ci ritrovate…

1. Per il desiderio biologico di riprodursi

Da un certo punto di vista è comprensibile. Si tratta di un istinto naturale, l’istinto di conservazione della specie, ce l’abbiamo scritto nel DNA, nel modo in cui funziona il nostro corpo e in cui ci influenzano gli ormoni. A un certo punto, evidentemente, sentiamo il bisogno di riprodurci

2. Perché i bambini sono così carini!

Ammettiamolo, i bambini sono tanto carini, con le guance paffute e gli occhioni dolci. Chi non vorrebbe un frugoletto come quello? Probabilmente sono così carini per il preciso scopo di indurci a desiderarli. Perché se quei piccoli fagottini di ciccia rosa assomigliassero di più agli adolescenti problematici che diventeranno, nessuno vorrebbe prendersi la briga. E invece sono piccoli e soffici e anche quando piangono e ti privano del sonno sono capaci di perforarti il cuore per ricavarci un posto.

3. Per il desiderio di lasciare qualcosa di noi in questo mondo

Voi non volete lasciare un segno in questo mondo? Dai, dai… dite la verità. E quale modo migliore di farlo che lasciarsi dietro un figlio? Avere figli è la nostra occasione di lasciare un’impronta nel mondo che (speriamo con tutto il cuore e tutta l’anima) ci sopravviverà.

4. Per trasmettere a qualcuno quello che abbiamo imparato

Non so voi, ma io nella vita ho fatto (e sto facendo) una valanga di errori. Eppure ogni volta che cado trovo sempre il modo di rimettermi in piedi. Ora, vista tutta questa fatica che sto facendo, non vorrei che tutto quello che ho imparato andasse perso. Mi piacerebbe poterlo trasmettere a mio figlio o mia figlia, per evitargli (forse) di commettere tutti gli errori che ho commesso io e permettergli così di fare tutta una serie di errori nuovi. La speranza ultima è quella di crescere un essere umano migliore di quanto siamo noi e (torniamo al punto precedente) lasciare un marchio positivo in questo mondo.

5. Per tornare un po’ bambini

Si può fare anche senza figli, ma vuoi mettere il divertimento di tornare bambino insieme a un bambino in carne ed ossa? Tornare a occuparti di cartoni animati e giocattoli? Non aver più bisogno di trovare scuse o sostenere sguardi di pietà o di scherno perché vai al cinema a vedere i film Disney? Ricominciare a preoccuparti di grembiuli per la scuola e matite colorate e quaderni a righe e a quadretti e di compiti… No, magari di compiti no… Però insomma, ci siamo capiti. Conoscete un modo migliore per restare giovani dentro?

Queste sono alcune delle mie ragioni… probabilmente se scavassi ancora ne troverei altre. E per voi? Quali sono i motivi? Per quale ragione avete deciso che volete così tanto un bambino da essere disposti a condizionarvi tutta l’esistenza pur di riuscirci?

 

 

Perché Mamme nel Cuore?

Perché Mamme nel Cuore?

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Image by Denise Husted from Pixabay

Ci sono persone che sanno da tutta la vita di volere dei figli, persone che fin da quando erano bambini loro stessi sentono che il loro destino sia quello di creare una famiglia. Altri invece lo scoprono strada facendo, ma non per questo il desiderio è meno forte quando si presenta.

Nessuno pensa che, una volta deciso di avere un figlio, potrebbe avere dei problemi a concepire. Sì, tutti sappiamo che potrebbe succedere, che ci sono persone che addirittura non riescono ad avere bambini, ma non pensiamo che potrebbe capitare a noi.

E invece capita. Più spesso di quanto immaginiamo.

Magari se stai leggendo queste parole è perché è capitato anche a te.

A me è successo e faccio fatica a venirci a patti. Insomma, sono relativamente giovane, in salute e così mio marito. Perché non dovremmo riuscire ad avere un figlio ora che lo desideriamo così tanto?

La parte razionale del mio cervello sa che ci sono tutta una serie di questioni di calcolo delle probabilità e problemi clinici che influiscono sulla cosa. So anche che io e mio marito stiamo lavorando duramente per risolverli e che ci vuole tempo.

Ma la parte irrazionale della mia mente continua a chiedermi ossessivamente perché non ci riesco. Perché io no e gli altri sì?

Perché non riesco a diventare mamma?

Poi ho capito. In realtà non si diventa mamme quando si ha il primo figlio tra le braccia. E nemmeno quando si vede il primo test di gravidanza positivo. No, in realtà diventiamo mamme nel momento in cui decidiamo di volerlo diventare.

E da quel momento siamo mamme nel cuore.

Siamo mamme (e papà) perché da quel momento, dal momento in cui decidiamo, cominciamo a preoccuparci per un’altra persona, agiamo diversamente, più responsabilmente. Smettiamo di fumare, cominciamo a mangiare più sano, riduciamo gli alcolici a lumicino, facciamo controlli medici di ogni tipo.

Mia madre mi diceva sempre che avere un figlio ti cambia la vita perché sposta il tuo baricentro. Il centro del tuo mondo non sei più tu, ma lo diventa tuo figlio.

Mi sono resa conto che mia madre aveva ragione e tutto questo è vero anche prima, anche durante la ricerca. Il tuo baricentro si sposta per mettere al centro la ricerca (a volte estenuante) di quel piccolo esserino che, quando ci sarà, ti farà passare notti insonni, lascerà in giro i giocattoli in cui tu inciamperai, assorbirà ogni tuo momento libero, ma allo stesso tempo ti riempirà il cuore.

E affrontiamo tutto questo consapevoli che quel piccolo esserino potrebbe anche non esistere mai. Quindi credo che ci meritiamo, almeno nel nostro cuore, di pensare a noi stessi come mamme e papà.

E tu? Quando ti sei sentita una mamma per la prima volta?